Enzo Bianchi: un mio ricordo personale

Enzo ha compiuto questa sua presenza tra di noi ed ora è per sempre nella vita con il Signore che ringrazio di avermelo fatto incontrare: il 2 agosto 1971 è stato lui ad accogliermi a Bose. Ho molti ricordi personali con lui.

Ho conosciuto non solo l’uomo pubblico ma anche il suo caratteraccio, le sue intemperanze nel quotidiano, la sua necessità di essere contro-corrente spesso in modo profetico. Devo molto a lui e a Bose se ho perseverato nella fede al contrario di molti miei amici nei duri anni ’70 a Venezia.

L’amore per la Scrittura, la preghiera biblica, l’ecumenismo, i primi rudimenti teologici e liturgici sono nati lì come molte feconde amicizie sia tra i monaci e le monache che vi vivono, sia tra diversi frequentatori conosciuti ponendo radici profonde 

Ho frequentato Bose e continuo a frequentarla con continuità soffrendo la frattura che si è consumata. Non è stato facile né per la Comunità, né per lui né per tutti coloro che, compreso me, cercano di vivere il proprio cammino sulla via della sequela.

Ora continuerà ad accompagnarci la sua memoria (in senso biblico, non mondano) con tutto il bene e pure con gli aspetti negativi di ciò che è stato ed ha significato nella vita personale, nella Comunità di Bose e nella Chiesa.

Nella sua spigolosità che non nascondeva, è stato più un fratello che un padre per tutti e tutto, un compagno nell’affrontare la fatica, ma anche la gioia del vivere.

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