Elezioni Comunali di Venezia: alcune mie considerazioni

Due sono stati i sondaggi pre elezioni comunali a Venezia: Tecnè prevedeva vincitore Martella, qualche giorno dopo Demetra vedeva invece Venturini con una decina di punti di differenza come poi è stato ma non con le dimensioni che si sono verificate.

L’analisi dei flussi post elezioni confermano che FdI, Lega e Forza Italia hanno votato compatti Venturini tra il 70% e l’86%; il PD ovviamente compatto Martella mentre, pur facendo parte del “campo largo”, solo il 24% dei 5 Stelle hanno votato quest’ultimo e il 50% Venturini.

Altra osservazione interessante è che in Italia hanno generalmente hanno perso le coalizioni che hanno presentato un candidato Sindaco espressione di un partito; sorte opposta per chi invece ha puntato su civici e indipendenti. Questo conferma la diffidenza verso i partiti percepiti sempre più come un apparato distante dall’elettorato nei contenuti come nel linguaggio. Tanto è vero che i candidati che hanno ricevuto il maggior numero di preferenze nelle liste del PD e AVS non sono iscritti a questi partiti e si sono presentati come indipendenti.

A mio avviso qualcosa di interessante esce anche se, al di là delle percentuali, si guarda ai voti espressi comparando queste elezioni comunali con quelle del 2020. Questa tornata i chiamati al voto sono stati 4.007 in meno ma chi non si è recato alle urne 15.528 cioè il 7,56% in più della volta precedente facendo salire l’astensione dal 37,7% al 44,10%. 

In ambedue le edizioni in Centro Storico è stato preferito il candidato sindaco non eletto; 2.265 votanti in meno ma 2.481 voti in più per Martella (12,417 contro i 9.936 per Baretta candidato delle sinistre nel 2020) facendo salire la percentuale dal 36,98% al 51,40%. Questo significa che i residenti sono progressivamente sempre più insoddisfatti della gestione del Centro Storico di Brugnaro con Venturini al seguito.

Quest’ultimo, se è intelligente, deve cambiare e molto della politica espressa in questi 11 anni dall’amministrazione alla quale ha partecipato, che ha completato la scelta della monocultura turistica nel Centro Storico (ci sono oramai più posti letti per turisti che per residenti) con tutte le conseguenze negative di invivibilità, carenza di servizi per i residenti e praticamente lavoro per lo più legato al turismo e per lo più “povero”. Senza contare la transizione verso un turismo residenziale sempre più per ricchi.

Nella campagna elettorale a mio avviso ha avuto la prevalenza chi ha presentato concretezza (Venturini) a volte anche sbagliando come quando ha detto di voler portare a Marghera fabbriche di armi perché “questo è il futuro” dell’economia europea. Mentre le proposte di Martella per una diversa gestione della città, della laguna e del territorio, con una riqualificazione culturale e sociale, ridando corpo ai corpi amministrativi intermedi (la cui eliminazione assieme a diversi servizi sociali ha contribuito a portare il bilancio comunale in pareggio), non mi sembra sia mai andato al di là dei principi, prospettando l’istituzione di Commissioni di studio, senza indicare da dove troverà le risorse finanziarie necessarie per realizzare quanto idealizzato. Eppure la Fondazione Pellicani in questi ultimi due anni ha fatto delle precise e concrete proposte che sostanzialmente non sono state prese in considerazione. Tutto è rimasto così sul vago con poca capacità di convincere.

Questo però non spiega del tutto il boom di voti ottenuto dalla Civica Gialla nell’intera terraferma, probabilmente ha anche influito una realtà sociale che va considerata seriamente. Mi riferisco alla presenza nel territorio di consistenti gruppi di immigrati di religione islamica e la campagna, cavalcata da Venturini, fatta contro la richiesta di costruire una Moschea o di avere dei luoghi autorizzati per il culto da parte loro. Come pure l’inserimento nelle liste di bengalesi (non eletti in Comune, sì nei CdQ); non è stata la prima volta: ce ne sono stati anche in passato ma allora non era scoppiato alcun clamore. Questo la dice lunga sulla percezione che si ha in terraferma della presenza soprattutto ma non unicamente dei bengalesi portati dagli appalti e sub appalti in Fincantieri, con contratti anche di pochi mesi secondo le cicliche esigenze produttive. Arrivano ad essere anche 4-5 mila contro il migliaio di assunti stabilmente. Terminato il loro contratto spesso in attesa di nuove chiamate rimangono nel territorio senza lavoro con tutte le conseguenze che questo comporta.

Il problema sociale (che per lo più è solo della terraferma) non lo si risolve con campagne denigratorie e la non concessione di esprimere la loro cultura e la loro fede. Così si ghetizzano aggravando la situazione come questi anni sta avvenendo a partire dal tema abitativo. Inoltre c’è diffidenza verso l’Islam come se fosse una unica compatta realtà e non con molte sfaccettature provenienti dalle tradizioni nazionali che danno identità e si incrociano con le esigenze di integrazione. Questa poi non significa appiattimento ma ricchezza delle diversità. Tra l’altro nemmeno la Chiesa latina è una unica identità ma è composta di 24 distinte realtà. Quindi la paura dell’Islam facilmente corrisponde anche ad una bassa coscienza della propria identità religiosa e di fede. Quindi il problema culturale è duplice e coinvolge tutte le parti.

Concludendo ancora una volta da queste elezioni ne esce un Comune diviso. Mestre, che è sempre più una conurbazione, non è e non può essere subalterna a Venezia e viceversa. Si devono trovare dei punti di sintesi in una realtà scesa sotto i 250.000 abitanti con un problema di sicurezza emergente che certamente non si risolve con una sua militarizzazione. Ci riuscirà il nuovo Sindaco? Dovrà però trovare nuove vie da quelle praticate negli ultimi 11 anni che si sono dimostrate su questi piani efficaci, svolgendole poi all’interno della Città Metropolitana.

(BiGio)

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