No ai luoghi di culto senza l'intesa con lo Stato? Identità della Comunità Islamica e invito alla calma e al rispetto

I Centri Islamici, all'interno dei quali anche si prega, in Comune di Venezia sono dodici per le diversità delle tradizioni nazionali degli immigrati islamici ed una situazione e storia di immigratoria complessa.

 Pubblico due interventi di Samir Aliovski pacati, rispettosi e chiarificatori della posizione della Comunità Islamica Veneziana della quale è il Presidente.  Li ritengo condivisibili in tutto e dimostra una conoscenza della nostra Costituzione alla faccia di molti "No Moschea" e di chi, come il Sindaco di Venezia, chiede integrazione (che in gran parte già c'è ed è innegabile) prima di "concedere" la licenza di costruirne una.

In questi giorni ho letto migliaia di commenti, molti dei quali fortemente critici, ma anche apertamente islamofobi e discriminatori. Tra le varie reazioni, ho notato però una convinzione che ritorna spesso, "Senza un'intesa con lo Stato, l'Islam non può avere luoghi di culto." Credo sia importante innanzitutto chiarire questo punto, perché vengono confusi due piani completamente diversi.

L'intesa, prevista dall'articolo 8 della Costituzione, riguarda i rapporti tra lo Stato e una confessione religiosa. È uno strumento attraverso il quale possono essere disciplinate, mediante una legge, specifiche questioni nei rapporti con le istituzioni. Una confessione che raggiunge un'intesa può ottenere, in base ai contenuti dell'accordo, ulteriori forme di riconoscimento e collaborazione istituzionale, ad esempio, l'accesso all'8 per mille, il riconoscimento civile di determinate festività religiose, specifiche forme di assistenza spirituale negli ospedali, nelle carceri e nelle forze armate, e altri aspetti dei rapporti con lo Stato.

Sono strumenti importanti, ma non rappresentano il requisito per poter professare una religione o per esercitare il culto.La libertà religiosa ha infatti una tutela propria e distinta. L'articolo 19 della Costituzione garantisce a ogni persona il diritto di professare liberamente la propria fede e di esercitare il culto, individualmente o insieme ad altri, in pubblico o in privato, nel rispetto della legge.

Ed è proprio questo il punto che spesso viene dimenticato, la libertà religiosa non è soltanto il diritto di credere, ma anche quello di poter vivere concretamente la propria fede. Avere un luogo nel quale riunirsi, pregare e praticare il proprio culto rientra nell'esercizio concreto di questa libertà. Questo, naturalmente, non significa poter utilizzare qualsiasi edificio senza autorizzazioni o senza rispettare le normative.

Su questo sono il primo a essere d'accordo, le norme urbanistiche, edilizie, igienico-sanitarie e di sicurezza devono essere rispettate da tutti, senza eccezioni.

Ma rispettare le regole significa anche cercare, all'interno delle regole, delle soluzioni. Si può individuare una zona compatibile, trovare un immobile adeguato oppure adattare una struttura esistente, seguendo tutte le procedure previste dalla legge.

E la realtà italiana ci offre già diversi esempi, Roma, Ravenna, Colle Val d'Elsa, Segrate (Milano), Catania e altre città ospitano luoghi di culto islamici senza che esista un'intesa generale tra lo Stato italiano e l'Islam.

Per questo, quando parliamo della situazione di Venezia e della necessità di luoghi di culto, credo sia più utile aprire finalmente un confronto concreto.

La domanda non dovrebbe essere soltanto, “Esiste un'intesa?” Ma anche, "Esiste la volontà di trovare una soluzione regolare che permetta a una comunità presente sul territorio di esercitare la propria fede nel rispetto delle leggi?" Io credo che le istituzioni debbano avere il coraggio di affrontare questa domanda.

L'intesa può certamente rappresentare un importante passo nei rapporti tra lo Stato e l'Islam italiano e può portare ulteriori strumenti e riconoscimenti. Ma il diritto alla libertà religiosa non nasce con l'intesa e non aspetta l'intesa, è già garantito dalla Costituzione. Per questo, prima di giudicare e prima di alimentare divisioni, credo sia giusto conoscere ciò che dice la nostra legge fondamentale, la Costituzione Italiana.

Confondere le due cose significa partire da un presupposto sbagliato, su questo, credo che il confronto debba finalmente partire dalla conoscenza dei fatti e dal rispetto dei principi della nostra Costituzione. 

***

Da sempre la Comunità Islamica di Venezia e Provincia ha scelto il dialogo come strada per affrontare anche le questioni più delicate. Lo abbiamo fatto con le istituzioni, con le altre comunità religiose e con le realtà del territorio, convinti che le contrapposizioni non aiutino a trovare soluzioni.

Oggi pensiamo sia arrivato il momento di fare un passo avanti.

A Venezia e provincia esiste una comunità musulmana numerosa, stabile e profondamente inserita nel territorio. Una comunità fatta di persone che lavorano, studiano, crescono i propri figli e partecipano ogni giorno alla vita della città.

In questi anni abbiamo cercato di costruire un Islam italiano, vissuto pienamente nel nostro Paese, autonomo da correnti e condizionamenti esterni, capace di dialogare con la società e con le istituzioni. Lo facciamo anche pensando alle nuove generazioni, tanti giovani musulmani sono nati e cresciuti in Italia e vogliamo che possano vivere serenamente la propria identità religiosa sentendosi, allo stesso tempo, pienamente parte della società italiana.

Per noi integrazione significa proprio questo, non cancellare le identità, ma farle convivere nel rispetto reciproco, delle leggi e dei valori democratici.

In assenza, ancora oggi, di un luogo di culto islamico regolare, diversi spazi della comunità vengono utilizzati anche per la preghiera. Ma questi luoghi svolgono molte altre funzioni, aggregazione, attività culturali ed educative, dialogo con le altre realta religiose e non, promozione della lingua italiana, accompagnamento dei neoarrivati, sostegno alle famiglie e costruzione di relazioni con il territorio.

Per questo chiediamo alle istituzioni di aprire un percorso concreto per la regolarizzazione degli spazi esistenti, dove possibile, nel pieno rispetto delle norme urbanistiche, della sicurezza e delle esigenze del territorio.

Guardando al futuro, auspichiamo che in tempi brevi si possa lavorare insieme alla realizzazione di un luogo di culto islamico dignitoso, regolare e riconosciuto, capace di rispondere alle esigenze di una comunità ormai stabile e parte integrante della città.

Non chiediamo privilegi, chiediamo diritti che la Costituzione riconosce e regole chiare, uguali per tutti. Samo convinti che sia attraverso il dialogo, la responsabilità e il confronto con le istituzioni che questi diritti possano trovare una concreta applicazione.

Proprio perché crediamo nel dialogo, chiediamo con altrettanta chiarezza alle istituzioni e alle forze politiche di non utilizzare la religione, i simboli religiosi o la questione della moschea come strumenti di propaganda o di consenso elettorale.

La politica ha tutto il diritto di discutere di urbanistica, sicurezza, regole e territorio, ma una comunità religiosa non dovrebbe diventare uno strumento per alimentare paure, divisioni o contrapposizioni. Su temi così delicati servono responsabilità, equilibrio e rispetto.

Allo stesso tempo, rivolgiamo un invito sincero a tutti i centri e alle realtà islamiche di Venezia e provincia, manteniamo la calma, il rispetto e la serenità. Evitiamo esasperazioni, provocazioni e reazioni che possano alimentare ulteriormente le tensioni. Anche quando ci troviamo davanti a parole o atteggiamenti che non condividiamo, rispondiamo con pazienza, civiltà e dialogo. Il modo migliore per dimostrare chi siamo è continuare a essere una comunità pacifica, responsabile e rispettosa delle istituzioni e della città nella quale viviamo.

La nostra forza non deve essere nella contrapposizione, ma nella capacità di dialogare, spiegare le nostre ragioni e costruire ponti. 

Per questo rivolgiamo alle istituzioni una richiesta semplice, sediamoci intorno a un tavolo, ascoltiamoci confrontiamoci e troviamo insieme una soluzione. Non per dividere, non per imporre, ma per costruire. Costruire una soluzione rispettosa della Costituzione, delle leggi, della città e dei suoi cittadini.

Perché una comunità musulmana integrata, responsabile e dialogante non è un problema da evitare, ma può essere una risorsa per Venezia e per il suo futuro.

Sadmir Aliovski

 

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