Moschea sì, moschea no - La mia opinione


A Zelarino (Comune di Venezia) è stata realizzata una chiesa ortodossa con una grande capienza con annesso patronato e ampio parcheggio. Il complesso fa capo all'associazione cristiana moldava, che a sua volta dipende dal Patriarcato di Mosca. Un simile progetto ancora più grande sarà realizzato in Via Longhin a Padova. È un bel segnale, di diritto alla libertà religiosa presente nella nostra Costituzione, di dialogo culturale e di integrazione sociale e non di “tolleranza”, termine che non mi piace perché quando questa poi finisce cosa accade? per la tolleranza, una volta c'erano le case diceva Paul Claudel e stop. Bisogna invece imparare a dialogare, confrontarsi, accompagnare, integrare nel rispetto reciproco senza disperdere o annacquare le diverse identità.

Quando a Mestre di recente stato proposto la costruzione di una Moschea in un’area periferica c’è stata una sollevazione popolare contraria facente capo alla Lega e, più in generale, alla destra politica. Oggi nel percorso verso le elezioni comunali che si avvicinano, il dibattito si è acceso. 

Certo è da tener conto che con la Legge Regionale 12/2016 le regole per la costruzione di nuovi edifici di culto è molto restrittiva e pone condizioni difficilmente realizzabili in contesti urbani che vanno comunque rispettate.

A Padova nel 2008 il progetto per una Moschea fu abbandonato dalla comunità marocchina per le manifestazioni contrarie e le condizioni gravose all’epoca poste dal Comune. Ovviamente uguali difficoltà per altre comunità religiose come, per esempio, Pentecostali e Testimoni di Geova.

Ritengo che questa questione pone un tema molto serio. È necessario che per primi noi stessi, cittadini italiani, rispettiamo quel principio e quel valore della nostra Costituzione che garantisce libertà di culto. Ostacolandolo non si favoriscono i processi di integrazione, si finisce per discriminare, ghettizzare e costringere all’illegalità. Quindi andando contro i nostri stessi interessi. È questo che vogliamo? È così che si “difende“ la nostra identità? Magari richiamandoci ad una sé dicente “cristiana” solo per una questione di comodo, non di convinzione e adesione alla fede che chiede il contrario?

 

(BiGio)

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