La spiegabile monotonia di Sanremo 2026
Un'edizione sotto anestesia del Festival, caratterizzata dalla conduzione monocorde di Carlo Conti e da una scaletta piatta, priva di guizzi e timorosa di affrontare l'attualità
Un evento, certo, com’è da sempre e come resterà probabilmente ancora e ancora; ma stavolta un evento affaticato, spompo, con il fiato corto. In tanti hanno scritto, alcuni con rimpianto e altri con sottile piacere, di restaurazione, normalizzazione, transizione; e poi soprattutto di noia, di un Sanremo annoiato per chi lo ha fatto e piuttosto noioso per chi lo ha guardato da casa. A voler indicare un solo aggettivo per definire il festival del 2026, è stato monotono, proprio inteso come mono-tòno, cinque serate e tutto il contorno modulati tutti sempre allo stesso modo: monocorde, piatto, ripetitivo. È lo stile di conduzione di Carlo Conti.
L'opinione di Luca Barra è a questo link:
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