Controllare l'Iran significa per gli Usa liberare risorse per contrastare Pechino
Zineb Riboua, analista dell'Hudson Institute, afferma che Pechino ha investito per anni capitali politici, tecnologici ed energetici per trasformare la Repubblica islamica in un asset funzionale alla propria architettura mediorientale.
Non un alleato ideologico da difendere a ogni costo, ma una piattaforma di influenza, accesso e pressione indiretta sugli Stati Uniti. L'energia è il pilastro di questo rapporto. La Cina assorbe la quota largamente maggioritaria delle esportazioni petrolifere iraniane via mare, spesso a prezzi scontati e attraverso circuiti che aggirano le sanzioni. Dal 2021 il valore cumulato di questi acquisti ha superato le centinaia di miliardi di dollari, rendendo Pechino il principale ossigeno finanziario del regime. Il partenariato strategico venticinquennale firmato nel 2021 – con impegni d'investimento stimati fino a 400 miliardi di dollari – ha formalizzato una relazione che era già strutturale. Però, sottolinea Riboua, quell'accordo non era pensato per garantire la sopravvivenza eterna del regime, bensì per estrarre risorse e accesso infrastrutturale da un Paese isolato e privo di alternative. La dimensione tecnologica rafforza questa lettura. Le infrastrutture digitali e di sorveglianza fornite da aziende cinesi hanno contribuito a consolidare la resilienza interna del sistema iraniano, inclusa la capacità di reprimere proteste e controllare lo spazio informativo. Un Iran dipendente sul piano energetico e integrato su quello tecnologico è così diventato uno strumento utile nella competizione sistemica con Washington. Ma il punto decisivo è un altro: il legame tra Medio Oriente e Taiwan. “Ogni anno che Washington spende a gestire Teheran è un anno che Pechino guadagna nel Pacifico”, spiega l'analista. L'orientamento strategico del Medio Oriente incide direttamente sulla capacità americana di concentrare risorse, attenzione politica e asset militari sull'Indo-Pacifico, come abbiamo detto. Se un conflitto prolungato costringe gli Stati Uniti a impegnare portaerei (attualmente, delle tre dispiegate, due sono nell'area operativa del CentCom), sistemi antimissile e capitale diplomatico nella regione, la deterrenza su Taiwan si indebolisce per semplice dispersione. Da qui la posta in gioco attuale. L'operazione di controllo dell'Iran incrina un pilastro della rete regionale costruito da Pechino e, potenzialmente, riduce un importante meccanismo di logoramento strategico degli Stati Uniti.
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