ONU il vecchio e il nuovo ordine
All’Assemblea generale dell’Onu, Guterres si congeda tra gli applausi: nessuna potenza, dice, è davvero “super”. Poi sale sul podio Trump e minaccia l’Iran. Il vecchio ordine esce di scena, il nuovo subentra.
L’Assemblea generale 2026 ci consegna una buona e una cattiva notizia. La buona è che, nonostante il senso di declino e impotenza che accompagnano da tempo l’Onu, quasi 130 leader mondiali partecipano al rito annuale dell’Assemblea generale e, soprattutto, Stati Uniti e Iran – in guerra e senza relazioni diplomatiche dirette – hanno trovato proprio al Palazzo di vetro un luogo dove parlarsi. Un canale aperto, quando tutto il resto sembra chiuso. La cattiva notizia è che Trump ha usato il discorso a New York per ribadire la sua concezione dell’ordine mondiale, il suo dubbio amletico sull’Iran: “accordo oppure spazzerò via il Paese”. È la traduzione della sua “own morality”: la forza e il giudizio del presidente che prevale sulle regole comuni, sulla legittimità e sul diritto internazionale che proprio l’Onu, da 81 anni, sta affermando e cercando di applicare nel mondo.
(Paolo Magri, ISPI)
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