Proteste in Iran: quali scenari per il futuro


 All’interno dell’Iran, l’ipotesi di un intervento straniero divide profondamente l’opposizione. C’è chi vede negli Stati Uniti un possibile acceleratore del cambiamento e chi teme che qualsiasi azione militare finisca per rafforzare la narrativa del regime sulla presenza di una ‘regia straniera’ delle proteste, legittimando la repressione e aggravando il caos. Resta inoltre aperta la questione del metodo: la densità di popolazione a Teheran – circa 12 milioni di abitanti – rende estremamente rischiosa qualsiasi campagna aerea mirata, come dimostrato dagli attacchi israelo-americani di giugno, che avrebbero causato oltre mille morti. Gli analisti sottolineano come, al di là delle dichiarazioni, l’amministrazione Trump non sembri disporre di una strategia pronta e strutturata. Non si registrano significativi spostamenti di risorse militari statunitensi e partner regionali come il Qatar chiedono moderazione. Il regime iraniano, già indebolito dalle guerre con Israele e dal colpo inferto al suo “Asse della resistenza”, dal Libano alla Siria, resta in piedi ma appare più fragile che in passato. Ciononostante, dare per imminente un’implosione della Repubblica Islamica appare eccessivo; il regime mantiene un formidabile apparato di sicurezza e un vasto arsenale missilistico. La pressione esterna potrebbe avere l’effetto di riaccendere il nazionalismo, smorzando il movimento di protesta e pilotando il paese verso ennesimo giro di vite: rimpasto ai vertici, controlli più severi e una repressione ancora più dura.
(fonte: ISPI)

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