Il presepe e le radici: bisogna precisare ...

Premessa n. 1: il presepe non appartiene alla tradizione protestante, ma a me piace, specie nelle versioni semplici e nelle "riletture", magari non troppo audaci (sono pur sempre un uomo di chiesa ormai anziano), ma che possano stimolare anziché rimbambire.
Premessa n. 2: la tradizione cristiana mi è molto cara. Sono italiano e dunque l'ho conosciuta anzitutto in una forma dalla quale ho poi ritenuto di dover prendere le distanze, in nome di Gesù. Però, con tutti i suoi santi, un bel po' di Madonne e persino con i papi propinati a pranzo e a cena, il cattolicesimo italiano mi ha comunque parlato di Gesù in modo abbastanza chiaro da farmi venir voglia di provare a essere cristiano. La tradizione cattolica, dunque, è, in parte, ma realmente, anche la mia.
Ma: il presepe «rende più profonde le radici»? Bisognerebbe capire quali. Le radici della fede, cara Presidente, qualunque sia la confessione, sono nella Bibbia e non nel presepe,
Il presepe parla di «dignità»? Sì, ma si tratta innanzitutto di dignità calpestata. Da un certo tipo di potere.
Il presepe parla di orgoglio per l'identità? Ma per piacere! Anche qui: nulla contro l'identità, l'Oratorio di Natale di Bach mi piace anche perché trasuda protestantesimo. Ma il Natale parla dell'identità di Dio in Cristo, non di quella protestante. Figuriamoci di quella di Meloni.
Il presepe dice le stesse cose «che si creda o no»? Neanche per idea. Nulla contro il folklore (per essere precisi: dipende un po' da quale...), ma il folklore è folklore e la fede è la fede.
Secondo me, il rispetto per il «presepe» (per ciò di cui il presepe intende parlare) comincia da qui.

(Fulvio Ferrario)

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